FRANCESCO TORALDO: “NEL MIO LAVORO C’È ANIMA E POESIA”

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di MICHELE BRUCCHERI – L’INTERVISTA. Sabato a Caltanissetta inaugura la sua mostra personale. Nativo di Catanzaro, da qualche anno abita ad Agrigento. Si racconta a La Voce del Nisseno  

 
 La locandina

Vado a trovarlo ad Agrigento. Mi riceve nel suo studio. Fuma e ascolta musica jazz, che adora. Sta lavorando alacremente alla sua prossima mostra personale che si terrà sabato a Caltanissetta, presso la Banca Sicana. Il vernissage avrà inizio nel pomeriggio e poi avrò l’onore di moderare il meeting nella splendida Sala degli Affreschi “Gino Morici”. Francesco Toraldo è un artista di notevole caratura, un artista di straordinaria bravura, di eccezionale talento.

Nato nel 1960 a Catanzaro, da qualche anno abita e lavora in Sicilia. Nella Città dei Templi. “I miei colori per la Sicilia” sarà una mostra importante e prestigiosa. Ci tiene un sacco. Sia lui, sia gli organizzatori. “Questa è una mostra sugli ultimi lavori che io ho fatto, dedicati alla Sicilia. È una mostra a cui tengo tanto. È la summa di una serie di emozioni che io ho trattenuto dentro di me per anni”, asserisce al microfono de La Voce del Nisseno.

Appassionato di musica jazz, parliamo anche di libri. Con sobrietà e fiducia, si racconta. Nella nostra fluida e piacevole conversazione vengono toccati diversi temi. Risponde alle domande con tempi televisivi. Parla della sua amicizia con il cantautore romano Amedeo Minghi e mi narra l’incontro con Mogol: “Furono cinque minuti molto belli ed intensi della mia vita. Ho avuto l’impressione di essere di fronte ad una montagna. È immenso. Si percepisce tutta la sua profondità. È stata una bella emozione”.

Lei – Francesco Toraldo – è un artista bravo, brillante, prestigioso. Quando nasce la sua passione per la pittura e per il disegno?

Nasce da bambino. Giocavo nello studio di papà. Ai tempi aveva, a casa, una camera dedicata allo studio. Andavo lì a giocare con i colori. Solo in tarda età ho capito che doveva essere il mio mestiere da grande.

Suo padre è certamente il punto di riferimento, colui che risveglia il sacro fuoco per l’arte. Ma c’è un pittore, un artista, a cui si ispira?

Sì, mio padre è rimasto la mia matrice ispiratrice. Scusate il gioco di parole. Quando poi mi trasferii in Sicilia, guardai molto a Guttuso. Secondo me, esprime al meglio tutta la sicilianità. Che io ho cercato di esprimere, soprattutto negli ultimi due anni della mia carriera. Guttuso, negli ultimi anni, mi ha ispirato tantissimo. Principalmente per la coloristica. E per i temi.

Lei ha origini calabresi. È nato a Catanzaro. Da diverso tempo vive in Sicilia, ad Agrigento. Quindi conosce le due mentalità. Quali sono i punti di forza e i punti deboli della Sicilia e della Calabria?

Questa è una nota dolente. Da calabrese non sarò condiviso. Mi trasferii a Catania nel 1987. Notai subito che la Sicilia era molto avanti rispetto alla Calabria e lo è ancora. La Sicilia, rispetto alla Calabria, è di gran lunga avanti. Lo dico onestamente. Non lo dico perché ho fatto di questa la mia terra. È così. Conosco bene la mia Calabria.

 
 Francesco Toraldo e Michele Bruccheri

Lei ha una lunga e prestigiosa carriera. Ha presentato numerose mostre personali. Elencarle tutte sarebbe impresa titanica. Dal punto di vista squisitamente affettivo, c’è una mostra a cui si sente legato di più? E perché?

Guardi, anche da noi si dice che la mostra più bella è quella che verrà. Credo che nella provincia si trovino e risiedano i veri valori. Dell’essere uomo. Sono convinto che la mostra che stiamo per fare è tra le più belle. Poi quella alla quale sono molto legato è quella di due anni fa, ad Agrigento. Per la prima volta, ho avuto vicino tutta un’intera Amministrazione comunale. Mi ha sostenuto con uno spirito unico. Eppure, avevo fatto mostre…

Ci parli di questa interessante mostra che ci sarà sabato 16 marzo a Caltanissetta, presso la Banca Sicana, di cui avrò l’onore di presentare l’incontro. Come sarà articolata? So che la mostra rimarrà aperta per un mese intero: vero?

Sì. Questa è una mostra sugli ultimi lavori che io ho fatto, dedicati alla Sicilia. È una mostra a cui tengo tanto. È la summa di una serie di emozioni che io ho trattenuto dentro di me per anni. Un giorno incontrai l’arrangiatore di Franco Battiato, il quale mi fece sentire delle musiche tradizionali siciliane. Dei canti. Lui stava arrangiando e mi chiese di fare la copertina di questo cd. Mi venne in mente il carretto siciliano. Notai che questo carretto fu subito venduto. Da lì, me ne chiesero altri. Lì capii che attraverso le tradizioni e la storia della Sicilia potevo esprimermi. Nella ragione più intima, mi permetto di dire. È nata questa mostra con opere a cui sono legato. Mi creda, vengono veramente da dentro. Dall’anima.

So che lei è amico, ha collaborato e probabilmente collaborerà ancora, di Amedeo Minghi. Come nasce quest’amicizia e questo sodalizio?

Ci conoscemmo a Roma. Tramite un amico comune, io stavo lavorando su dell’opere dedicate ai grandi della musica italiana; lui fu molto contento di questo mio progetto. Tant’è che volle scrivere il catalogo. Chi meglio di lui poteva interpretare in parole le mie immagini. Facemmo questa mostra poi: “I Grandi della Musica italiana”. Presso un’accademia di Roma e fu un’esperienza bellissima. Dopo la contestualizzammo in un momento in cui si riunì con il suo Fans Club. Fu una cosa molto bella, sì, ed intensa. A lui piacque molto.

Mi risulta anche che lei abbia un legame affettivo con Montecarlo. È vero?

Montecarlo nasce da una serata di gala alla quale fui invitato. Mi fu chiesto di fare delle etichette su una carta pregiata, per un’associazione. Che è patrocinata dal principe Alberto. Anche lì nacque una bella collaborazione con una casa vinicola. Abbiamo realizzato delle etichette, il cui scopo è stato soprattutto benefico. È stata un’esperienza durata quasi dieci anni (…).

So anche che un sogno era quello di incontrare, un giorno, il mitico Mogol. Ci racconta questo incontro speciale?

È stato per caso. Mi trovavo in Rai. Seppi che Mogol era presente ad una trasmissione, che stavano registrando. Ero in camerino. Chiesi espressamente di poterlo conoscere. Dopo la registrazione del programma, lui venne in camerino. Questa cosa mi colpì molto. Pensavo di dover essere chiaramente io… Furono cinque minuti molto belli ed intensi della mia vita. Ho avuto l’impressione di essere di fronte ad una montagna. È immenso. Si percepisce tutta la sua profondità. È stata una bella emozione. Sentirlo parlare… trasmette un’emozione indescrivibile.

Cerchiamo di conoscere un po’ meglio anche la sua personalità. Qual è il suo miglior pregio e qual è, invece, se c’è, il suo peggior difetto?

Il mio peggior difetto è… Si dice a Roma: di essere fumantino. Sono un istintuale. Quindi a volte mi lascio prendere da rabbia, che poi scema subito. Il mio pregio è mettere il cuore nelle cose. Essere anima, cercare poesia in ogni cosa che faccio. Magari non sempre ci riesco. Nel mio lavoro c’è anima e poesia.

So che ama la musica. Soprattutto la musica jazz. Me lo conferma?

Sì. La musica jazz è stata il punto di arrivo. Papà, da piccolino, mi ha avviato al buon ascolto della musica. Da Claudio Villa alla musica classica, per poi finire al jazz. Molti amici di mio padre non conoscevano questo suo aspetto. Era un grande intenditore e grande ascoltatore di musica jazz. Questo, lui, lo nascondeva. Non me ne sono mai chiesto le ragioni. È stato quello che mi ha lasciato di più e mi ha ispirato, molto, in pittura, sicuramente.

Quali sono i suoi scrittori preferiti?

Il mio preferito è John Fante. Sto cercando un libro, dove la prefazione è stata scritta da Charles Bukowski. L’ho riletto tante volte. Poi ho fatto delle letture classiche, quando ero più ragazzo. Negli ultimi due anni ho letto pochissimo e questo non va bene. Ho letto Fante, Bukowski e i poeti maledetti.

Ha la possibilità di scrivere un messaggio per i nostri lettori. Cosa scriverebbe?

Abbiamo bisogno, per citare Gaber, di un umanesimo nuovo. Per ritrovarci, tutti. Altrimenti non abbiamo futuro.

MICHELE BRUCCHERI

 

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